16 FEBBRAIO 2016

Gli autografi di Cervantes

di Carlo Pulsoni

La scoperta di un autografo rappresenta non solo un evento fortunato nella ricostruzione testuale di un’opera (basti pensare alle vicende editoriali di due capolavori della nostra letteratura quali i Rerum vulgarium fragmenta di Francesco Petrarca e il Decameron di Giovanni Boccaccio, prima del riconoscimento dei rispettivi autografi, come si è avuto modo di scrivere in queste paginehttp://www.treccani.it/magazine/cultura/Boccaccio_e_Petrarca_non_sono_piu_quelli_di_un_tempo.html), ma offre anche un valore aggiunto alla fama del suo autore. Nella ricerca e nello studio degli autografi è proprio la nostra nazione a distinguersi, come dimostra l’imponente lavoro, coordinato da Emilio Russo e Matteo Motolese, di schedatura, riproduzione e analisi degli autografi dei letterati italiani, dalle origini al Cinquecento, di cui sono già usciti a stampa quattro volumi (Autografi dei letterati italiani, Roma, Salerno editore).

Un’operazione analoga ha appena visto la luce in Spagna. Per celebrare i quattrocento anni dalla morte diCervantes è stato infatti pubblicato, guardacaso in 1616 esemplari, un libro intitolato Autógrafos de Miguel de Cervantes Saavedra. Edición conmemorativa del IV Centenario de su muerte 1616-2016 . Il volume raccoglie  in edizione facsimile i dodici autografi superstiti dell’autore del Quijote, accompagnandoli con alcuni studi di grandi specialisti: Juan Gil si è occupato dell’ortografia, Sandra M.ª Cerro Jiménez dell’aspetto grafologico, José Manuel Lucía Megías del versante letterario e infine Elisa Ruiz García di quello paleografico e diplomatico.

La gran parte dei documenti riprodotti furono vergati da Cervantes nell’arco di più di vent’anni, e in particolare tra il 1582 e il 1604, anche se nel caso della lettera a Mateo Vázquez, all’epoca potente segretario di Filippo II, siamo nel 1577, quando Cervantes si trovava prigioniero ad Algeri. Con una intelligente scelta editoriale nel volume sono state aggiunte anche le riproduzioni degli autografi riconosciuti come falsi, testimoni a loro volta della fortuna di Cervantes. È ben noto infatti il principio per cui quanto più un autore è famoso, tanto maggiori saranno le possibilità che vengano creati ad hoc suoi autografi: basti ricordare quanto avvenuto recentemente nel nostro Paese in merito al “ritrovamento” di un nuovo autografo de L’infinito di Giacomo Leopardi.

Va comunque precisato che l’insieme di questi documenti di Cervantes si lega alla sua professione di percettore di imposte e non ha niente a che vedere con la sua produzione letteraria. Fanno in parte eccezione due testi: il primo del 1582, dove egli afferma che è impegnato nella redazione della novella pastorale La Galatea (uscirà a stampa nel 1585), e l’ultimo del 1604 dove si richiedono la licenza e il privilegio di stampa del suo capolavoro: El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha (la prima parte dell’opera vedrà la luce l’anno successivo).

Considerato che questi documenti si conservano in svariate istituzioni (Archivo General de Simancas, Archivo Histórico Nacional, Archivo Municipal de Carmona, Biblioteca Nacional de España, e così via), il volume ha anche il merito di aver riunito tutte le testimonianze, autentiche e apocrife, al fine di facilitare le ricerche agli studiosi.

Ci si augura che operazioni simili possano essere realizzate anche in altri Paesi.

Autógrafos de Miguel de Cervantes Saavedra. Edición conmemorativa del IV Centenario de su muerte 1616-2016,Colección Taberna Libraria della casa editrice Círculo Científico.

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